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Valutazione Psicodiagnostica

La valutazione psicodiagnostica (o assessment) rappresenta la raccolta d’informazioni e dati utili al terapeuta per comprendere al meglio il problema riportato dal cliente.  Nei primi incontri, attraverso la narrazione spontanea, la risposta a domande specifiche (intervista clinica) e la compilazione di test self-report si formula una diagnosi (se presente un disturbo) e/o un modello che, considerando sia i fattori specifici che hanno causato il problema che quelli che lo mantengono, possa spiegare il funzionamento psicologico.

Possiamo considerare la valutazione psicodiagnostica propedeutica all’intervento terapeutico e molto utile per 4 ragioni principali:

  • è una risposta chiara alla richiesta del cliente (di cosa si tratta/come si risolve)
  • definisce quanto l’eventuale sintomatologia comprometta il funzionamento sociale, affettivo e/o lavorativo
  • permette l’orientamento verso le modalità più efficaci di trattamento
  • avvia la strutturazione di significati condivisi, mettendo le basi per la creazione dell’alleanza terapeutica

Anche se ha un fine propedeutico all’intervento terapeutico che viene strutturato al termine della valutazione psicodiagnostica, per certi aspetti essa stessa è già parte della terapia. Un buon inquadramento diagnostico, infatti, può già permettere la reinterpretazione della sintomatologia in una prospettiva clinica e spiegare il perché di alcune condizioni di disagio riportate dal cliente. Nuove conoscenze hanno la potenzialità di determinare cambiamenti nel modo di pensare, di provare emozioni e di agire. Pertanto, dare il giusto spazio alla valutazione e svolgerla in modo accurato è funzionale alla risoluzione del problema.

Parte dell’assessment può essere svolto attraverso test e questionari che sono degli strumenti utili al fine di confermare ciò che il clinico individua nei colloqui e attribuire degli indici numerici a variabili psicologiche.

I test svolgono anche un’importante funzione di controllo dell’andamento della problematica riscontrata (monitoraggio nel tempo).

La misurazione di parametri psicologici, quindi, può essere funzionale a:

  • avvalorare l’inquadramento diagnostico in una fase iniziale,
  • verificare dopo alcuni mesi come sta procedendo la terapia (utile per “fare il punto della situazione”)
  • confermare la risoluzione della problematica nella fase conclusiva

Non sono rilevanti solo per il clinico che osserva i parametri nel tempo, ma anche per il cliente che può avere dei riferimenti quantitativi rispetto ai cambiamenti psicologici e osservare una valutazione esterna alla relazione terapeutica, basata esclusivamente su dati ottenuti dai test.

Somministro solitamente 4 tipologie di test che indagano rispettivamente:

  • La sintomatologia internalizzante ed esternalizzante (SCL 90R o aggiornamenti)
  • La personalità (SCID II o aggiornamenti)
  • Gli schemi cognitivi disfunzionali (Young Schema Questionarrie o aggiornamenti)
  • La metacognizione (IVAM)

In base alla problematica tuttavia, mi riservo di somministrare altre tipologie di test più specifici.

Durante la valutazione considero importanti non solo gli aspetti inerenti eventuali problematiche psicologiche, ma anche gli obiettivi del cliente, con il fine di costruire un progetto terapeutico che dia rilevanza sia alle necessità che ai desideri.